Chikamichi Giapponese da zero. Manuale di giapponese per italiani livello N5

Quella di scrivere un manuale di giapponese per italiani era un’idea che mi frullava nella testa già da tempo.
Ma per tanto tempo è stata solo quello: un’idea.
Finché non ho conosciuto Mitsu.

Era una sera di dicembre del 2020, anno che tutti noi vorremmo dimenticare. Le mie giornate andavano avanti passando da una stanza all’altra, rigorosamente in pantofole e pantaloni della tuta. Eravamo nel bel mezzo della pandemia, secondo lockdown, il mio primo Natale trascorso lontano dalla mia famiglia.

Il massimo dell’entusiasmo era decidere quale maglia indossare per le lezioni online di giapponese che tenevo di giorno; per il resto tutto scorreva piatto, da una sedia al divano: eravamo in piena zona rossa con tanto di coprifuoco.

La proposta: scriviamo insieme un libro di giapponese per italiani

Ero sul divano, guardando Instagram mi accorgo, quasi per caso, di avere un messaggio.
Uno di quei messaggi provenienti da un mittente ignoto e che, di conseguenza, vengono nascosti in una di quelle cartelle che raramente uno guarda. 

Era di un certo “giapponemitsu”. 

Leggo il messaggio: diceva di avermi visto durante una diretta su Instagram, io parlavo del mio lavoro, dei miei progetti, dei video sul mio canale YouTube. Quel messaggio era la sua proposta di creare insieme un libro di giapponese.

Mitsu e Milena incontro virtuale

L’incontro con Mitsu e la prima idea sul nuovo manuale di giapponese

Non ci ho pensato a lungo, visto che quella di scrivere un libro di giapponese era un’idea che mi frullava già per la testa e, in un periodo in cui ero affamata di stimoli e sempre alla ricerca di sfide, ho accettato di incontrare virtualmente Mitsu.

Abbiamo fatto una piacevolissima chiacchierata, ho ascoltato la sua idea iniziale che piano piano ha inglobato anche le mie di idee, il mio metodo, i miei trucchi per far apprendere in modo simpatico le regole giapponesi agli italiani, grazie ad assonanze e a giochi di parole.

Si sono fusi con i personaggi che lui aveva creato, con l’aiuto di una grafica.

I personaggi di un manuale di giapponese diverso dal solito

“Mi piacerebbe che ci fosse Sushi-san” – diceva Mitsu – “uno studente italiano che ha il giapponese scritto nel suo destino!

Sushi-san” infatti, uno dei primi personaggi ideati del nostro nuovo manuale di giapponese, non è il classico sushi con sopra una fettina di tonno o di salmone: “Sushi-san” indossa la bandiera italiana!

“Vorrei un insegnante: Daruma-sensei!” – scelto perché il Daruma è simbolo di resilienza e potere di far esaudire i desideri. Ottimo per il suo ruolo di guida all’interno del manuale che da lì a poco avremmo iniziato a scrivere.

Abbiamo creato anche “Manekineko-kun”, compagno di classe e amico di “Sushi-san”.

Poi ci ho messo il mio zampino: perché non fare innamorare “Sushi-san” e dargli una motivazione in più per diventare bravo in giapponese? E così è nata “Tempura-chan”.

E perché non dare anche delle pillole di cultura giapponese, magari raccontate da una saggia vecchietta? Abbiamo così creato anche “Edamame-sama”.

Uno scopo ben preciso: creare il libro di giapponese perfetto per chi vuole partire da zero

Le nostre intenzioni erano chiare e precise. Volevamo realizzare un manuale diverso dai tradizionali libri di giapponese già disponibili.

Volevamo un libro di giapponese semplice per chi parte da zero.

Un libro che non desse nulla per scontato, a costo di far porre ai personaggi anche le domande in apparenza più bizzarre, come quelle che generalmente i miei allievi mi pongono durante le mie lezioni di giapponese.

L’intento era chiaro fin da subito: rendere il libro semplice per chi decide di studiare da autodidatta la lingua giapponese. 
Chikamichi doveva essere un manuale leggero e divertente, utile per acquisire un metodo che permettesse di prepararsi al livello N5 del JLPT (Japanese Language Proficiency Test – esame di lingua giapponese riconosciuto a livello internazionale).

Dall’idea del libro alla realizzazione di un sogno. Ma quanta fatica!

Carichi ed esaltati delle nostre idee, abbiamo presentato il progetto ad una Casa Editrice che tratta già altri libri sul tema Giappone.

Io stessa la conoscevo perché avevo già letto alcuni dei suoi libri (immancabili per chi ama il Giappone come me) come ad esempio:

Con nostra grande sorpresa il nostro progetto fu subito approvato!

Dopo aver presentato alcune pagine del nostro manuale siamo stati convocati e ci è stata fatta una proposta economica, ci sono state date delle tempistiche, delle condizioni, e chiesto di firmare un contratto.

Quell’idea, quel progetto, quel sogno stavano improvvisamente diventando una realtà.

Una realtà fatta anche di tante notti insonni, fatta di ore e ore passate a scrivere paragrafi, per poi cancellarli, riscriverli e correggerli altre mille volte.

Ore passate a creare esercizi che fossero divertenti e accattivanti, a creare una trama, delle storie, dei dialoghi che non fossero noiosi né scontati ma che apportassero davvero qualcosa in più al libro.

La Casa Editrice ci ha incoraggiati tanto, mostrando sempre il massimo entusiasmo e fiducia.

E questo a noi ha dato ancora più carica e motivazione, anche al costo di tanti sacrifici e duro lavoro.

Cosa significa Chikamichi? La scelta del titolo del nostro libro

Il primo passo sembrava forse quello più scontato e banale: decidere il titolo del nostro libro.
Una scelta che avrebbe condizionato la visione intera del progetto, che sapevamo con certezza quale direzione avrebbe preso.

Il libro vuole essere quasi una “scorciatoia” per chi vuole avere un primo approccio alla lingua giapponese e teme di scontrarsi con i soliti libri complessi e poco pensati per chi parte da zero.

Da qui “Chikamichi” ちかみち che in Giapponese significa appunto “scorciatoia”.

Sebbene il giapponese sia una lingua complessa che richiede tanto studio intenso e molta pratica e dedizione, abbiamo cercato di costruire un sentiero più agibile in cui nessuna domanda è banale e nulla viene dato per scontato, così da permettere di studiare anche autonomamente in maniera più divertente ed efficace.

È quasi tutto pronto, ma controlliamo tutto almeno quattro volte!

Trovato il titolo perfetto e avendo ottenuto il supporto della Casa Editrice, le ore, le settimane e i mesi sono trascorsi – seppure tra mille difficoltà – fino a giungere alla conclusione della stesura della prima bozza completa.

A quel punto pensavo che la parte più difficile del lavoro fosse terminata. Quanto mi sbagliavo!

Si sono susseguite diverse fasi, tra revisione, quattro correzioni di bozze, impaginazione di una prima bozza, revisione dell’impaginazione e ulteriori correzioni.

Per giungere alla fine, dopo un solido gioco di squadra tra noi autori, i grafici, i revisori dei testi e la Casa Editrice, ad una versione definitiva del manuale.

Non dimenticherò mai questo susseguirsi di modifiche: weekend a spiegare concetti in parole diverse per farli comprendere a chi, non conoscendo la lingua, aveva il compito di revisionare linguisticamente la prima bozza. Ore spese a controllare – pagina dopo pagina – il lavoro della grafica e il lavoro dell’impaginatrice che, con nostra sorpresa, abbiamo scoperto vivesse a Tokyo!

Fuso orario a parte, abbiamo più volte ricontrollato ogni singolo Kanji (ideogramma) e quanto avrò odiato i “furigana” – ovvero quelle piccole trascrizioni che si possono trovare proprio sopra gli ideogrammi e che aiutano a capire come leggerli. Li ho odiati perché ad ogni singola modifica dei testi, cambiavano gli allineamenti e i “furigana” di conseguenza facevano i capricci. Il rischio era quello di trovare pronunce di un Kanji allineate al Kanji sbagliato.

Spero che quattro revisioni fatte da quattro persone diverse per ben quattro volte siano state sufficienti a non farci sfuggire nessuno di questi “furigana” capricciosi. Ce lo auguriamo tutti noi, sebbene il numero quattro in Giappone non sia poi un numero così fortunato!

E se qualcosa sarà sfuggito? Sarà stata colpa del numero quattro!

furigana esempio

Ora è davvero tutto pronto: Chikamichi in libreria accanto ad altri manuali di giapponese

Perché creare un nuovo libro e buttarlo su un mercato di colossi come “Minna no Nihongo” o “Genki”?
Questi sono libri spesso usati durante i corsi universitari, che consiglio vivamente di acquistare e che adotto e suggerisco sempre come testi di appoggio per le mie lezioni.

Ma è proprio questo il problema: “Minna no Nihongo” e “Genki” sono validissimi testi di supporto, ricchi di esercizi e di contenuti ma non sempre sono ideali per chi desidera studiare giapponese da solo.

I libri “Minna no Nihongo”, nello specifico, sono scritti quasi totalmente in giapponese. Ci sono anche versioni tradotte in inglese e addirittura in italiano, ma spiegano la grammatica in modo spesso vago e non completo, complicando la vita a chi vuole affrontare la lingua senza il supporto di un insegnante.

Anche “Genki” è una risorsa fantastica e spiega in inglese tutta la grammatica giapponese ma, ahimè, senza seguire l’ordine degli argomenti richiesti dal JLPT: si rischia di imparare regole che in sede di esame non verranno mai affrontate e di tralasciarne altre che invece sono oggetto di esame e, come spiegato prima, il JLPT è riconosciuto a livello internazionale e chi ha intenzione di trasferirsi in Giappone o lavorare in qualche modo con il giapponese, non può evitare di sostenerne più livelli. Alcune tematiche per noi italiani impegnative, inoltre, vengono trattate in appena tre/quattro righe, lasciando sempre profondi dubbi a chi è alle prime armi.

Un altro libro che spesso uso come supporto per le mie lezioni è “Corso di lingua giapponese” (Hoepli), uno dei pochi testi completi scritti in italiano. Tuttavia, pur essendo esaustivo, spesso fornisce spiegazioni utilizzando un linguaggio complesso. Inoltre, svolgendo esercizi, leggendo gli esempi e praticando le conversazioni è subito palese che questi siano ambientati in un periodo in cui non si sapeva cosa fosse uno smartphone o un pc portatile e in cui era invece ricorrente l’uso di musicassette e floppy disk! Un testo che probabilmente andrebbe modernizzato.

disegno copertina milena e mitsu

Chikamichi Giapponese da zero. Manuale di giapponese per italiani livello N5” è il libro di giapponese che non c’era!

Non avendo trovato un manuale che soddisfacesse al meglio le mie esigenze e quelle dei miei allievi, ho creato il mio metodo e il mio materiale che confluisce, dopo varie integrazioni, elaborazioni e consultazioni, e grazie alla collaborazione con Mitsu e Vallardi Editore, proprio in “Chikamichi Giapponese da zero”.

Dopo aver dato vita a questo nostro cucciolo, solo il minimo pensiero del vederlo sugli scaffali di una libreria o semplicemente online su Amazon mi fa venire la pelle d’oca, gli occhi lucidi, il nodo allo stomaco e il tremolio alle gambe.

Spero ti piaccia e che, soprattutto, ti sia utile!

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